​Montagna Grande in cenere. L'on. Ciminnisi (M5S) presenta interrogazione urgente all'ARS

Redazione Prima Pagina Trapani

Quattro giorni. Per quattro giorni le fiamme hanno divorato il patrimonio verde di Montagna Grande, senza che la Regione Siciliana fosse in grado di fermarle. 1000, forse di più, gli ettari di bosco che non esistono più. «Un'altra ferita aperta su una terra già bruciata nel 2020 dagli stessi fuochi, nello stesso posto, con le stesse drammatiche lacune. Come se nulla, in sei anni, fosse cambiato».

La afferma la deputata regionale del M5S Cristina Ciminnisi che ha depositato un'interrogazione urgente al Presidente della Regione e all'Assessore al Territorio chiedendo di fare luce su quanto accaduto. «Quello che è successo a Montagna Grande – afferma la deputata trapanese – non è stata una fatalità: è il risultato di una prevenzione che non c'è, di una macchina dei soccorsi che si inceppa quando serve davvero».Osserva Ciminnisi nell’atto ispettivo: «I Canadair che hanno combattuto l'incendio non erano in Sicilia.

Sono arrivati da Lamezia Terme e da Roma. Mentre le fiamme avanzavano spinte dallo scirocco fino a Macari e San Vito Lo Capo, si aspettava che i mezzi attraversassero il Mediterraneo. Nel frattempo, il monitoraggio dell'emergenza lo garantiva non la Regione, ma i volontari dell'"Occhio Virtuale" di SOS Valderice».«Dov'era la flotta aerea regionale prevista dal Piano antincendio approvato pochi mesi fa? - chiede la deputata -. Dov'erano i sentieri ripuliti, i viali parafuoco, i mezzi di terra che avrebbero dovuto isolare i focolai nelle prime ore? Ogni anno approviamo piani, ogni estate contiamo le ceneri».«Ora la preoccupazione si sposta sul Monte Erice e sulle altre aree boschive della nostra Sicilia.

Stessa vulnerabilità, stessa storia di abbandono, stessa esposizione al rischio. Se la Regione non cambia passo subito, con lavoratori forestali stabili, boschi manutenuti, mezzi davvero operativi sul territorio, nelle prossime settimane potremmo piangere altri disastri. Questi boschi sono casa nostra, sono la nostra memoria, sono il futuro dei nostri figli. Meritano rispetto e risorse vere, non annunci e decreti rimasti sulla carta» conclude Ciminnisi.

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