​Marsala. Studentessa minaccia compagna con un coltello, la Uil: “Rafforzare patto educativo”

Redazione Prima Pagina Trapani

La Uil interviene in merito ai fatti di cronaca registrati nel plesso scolastico “Vincenzo Pipitone" di Marsala, dove un’alunna di terza media avrebbe minacciato una compagna con un coltello, prima che il tempestivo intervento di docenti e studenti riuscisse a evitare il peggio.

“Quello che è accaduto alla ‘Pipitone’ di Marsala è un fatto molto grave che scuote profondamente il mondo della scuola e l’intera comunità. Dobbiamo dircelo con estrema franchezza: non possiamo accettare o normalizzare l'idea che una studentessa possa entrare in classe portando con sé un’arma. La scuola deve rimanere un luogo sicuro, uno spazio di crescita, rispetto e tutela per tutti gli studenti e per il personale. Etichettare sbrigativamente o puntare il dito non serve a nulla se non ci fermiamo a riflettere sulle cause profonde che lo hanno generato”.

Lo dichiarano i segretari generali Giuseppe D’Aprile di UIL Scuola e Fulvio Marino di Uil Scuola Trapani, insieme al segretario generale della Uil Trapani, Tommaso Macaddino.

“Dietro gesti così estremi, improvvisi e lontani dai comportamenti abituali – proseguono i segretari – si cela quasi sempre un malessere generazionale profondo. È il sintomo di una fragilità emotiva e relazionale complessa, acuita da contesti sociali difficili, che spesso la scuola si trova a fronteggiare in prima linea, talvolta con risorse umane e di supporto psicologico insufficienti”.

Dal sindacato arriva dunque un appello alla riflessione collettiva: “La scuola non può e non deve essere lasciata sola a gestire le emergenze sociali del nostro tempo. È urgente rafforzare il patto educativo tra famiglie e docenti, potenziando in modo strutturale la presenza di servizi di supporto psicologico in ogni istituto. Dobbiamo tornare a essere capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza, offrendo ai nostri giovani ascolto, punti di riferimento solidi e la certezza che le istituzioni ci sono per tendere loro una mano, non solo per punirli”.