La rivolta nel carcere di Trapani, si contano i danni e si trasferiscono i responsabili
Cancelli scardinati, buchi nei muri e passeggi resi inagibili nel reparto Mediterraneo, sono i resti della rivolta scoppiata ieri pomeriggio e sedata dopo alcune ore nel carcere Pietro Cerulli di Trapani.
Almeno sessanta detenuti, secondo una stima dei sindacati della Polizia penitenziaria, hanno attuato la violenta protesta contro il sovraffollamento nelle celle e la mancanza di acqua; problemi denunciati attraverso video su TikTok mentre era in corso la manifestazione di protesta.
La disponibilità di telefoni cellulari all’interno della casa circondariale, è spiegata da Gioacchino Veneziano dell’Esecutivo nazionale UIL FP Polizia Penitenziaria, ed è riconducibile all'insufficienza di personale in rapporto alla grandezza del carcere e all'esubero di detenuti: “La carenza di organico non consente di avere una completa vigilanza su tutto il perimetro del carcere, e i droni riescono a raggiungere facilmente la struttura; inoltre, in alcuni turni c’è solamente un agente per tre o quattro piani, quindi il sistema è semplice: si crea il caos al piano terra e il drone arriva al quarto piano dove non c'è una sentinella”.
Sulla questione del sovraffollamento, che comporta la convivenza di quattro detenuti in cella, Veneziano ricorda che è stato costruito un nuovo padiglione, che ha portato a 555 la capienza regolamentare che nel 2016 era di 358 detenuti, ma il personale non sarebbe mai aumentato: “Oggi siamo vicini a una quantità di 600 detenuti; – afferma – quindi c'è un sovraffollamento davvero difficile. Inoltre, abbiamo il reparto di isolamento chiuso, la sezione Blu, e abbiamo difficoltà a far scontare le sanzioni disciplinari, mentre mancano almeno cento unità nell’organico”.
Intanto, si prepara il trasferimento dei detenuti che hanno avuto una parte attiva nella protesta degenerata in rivolta. Attraverso le videocamere di sorveglianza si valuteranno le posizioni di ciascuno, e sarà stabilito il numero preciso degli effettivi partecipanti al disordine.
“Auspichiamo provvedimenti penali per chi si è macchiato di questa rivolta”, afferma il rappresentante della UIL FP Polizia Penitenziaria, che intanto torna a sollecitare la chiusura del reparto Mediterraneo, già fatiscente ed ora ulteriormente danneggiato, auspicando anche una integrazione del personale mancante”.
“L’importante è avere sedato una rivolta senza feriti, ma solo con danni e distruzione, – continua il sindacalista – evitando un effetto domino che avrebbe avuto conseguenze più gravi tra cui la possibilità di mettere a repentaglio pesantemente l'ordine la sicurezza pubblica”.
Fondamentale è stato l’invio di oltre 50 unità di supporto, da parte del capo della Polizia Penitenziaria Siciliana, Maurizio Veneziano, perché ha consentito alla direttrice del carcere, Margherita Gennai, al comandante di reparto, Cristian Astarita, e al personale del “Pietro Cerulli”, di superare una situazione davvero difficile, “fermo restando – aggiunge Gioacchino Veneziano – il supporto della Prefettura, che ha disposto l'invio di pattuglie della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, per presidiare l’esterno”.