​FuniErice, la sentenza del TAR e la lettura di Germano Fauci

Redazione Prima Pagina Trapani

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia si è pronunciato sul ricorso relativo al caso Funierice, confermando la legittimità formale delle delibere dei soci pubblici. Tuttavia, quella che a prima vista potrebbe apparire come una pietra tombale sulla vicenda, viene riletta dall'ex Direttore Generale Germano Fauci come una conferma documentale delle proprie tesi. In una nota dettagliata, Fauci analizza il dispositivo della sentenza non come una sconfitta, ma come una "certificazione ufficiale" del percorso che ha portato al suo allontanamento.

L’aspetto più singolare e paradossale che emerge dall'analisi di Fauci riguarda proprio la natura della vittoria dei soci pubblici. Il paradosso risiede nel fatto che il TAR, nel dichiarare legittimi gli atti amministrativi, ha contemporaneamente messo nero su bianco che la figura del Direttore Generale non è stata oggetto di una riorganizzazione teorica, ma di una soppressione mirata e integrale. In pratica, la validità formale dell'atto amministrativo diventa la prova provata della volontà politica di azzerare una specifica posizione professionale.

Un secondo paradosso evidenziato nella nota riguarda l'assenza di motivazioni tecniche: il tribunale non ha riscontrato inefficienze nella precedente gestione, anzi ha ricordato agli enti soci che lo statuto non può essere modificato con leggerezza. Si delinea così una situazione contraddittoria in cui un modello gestionale vincente e produttivo viene smantellato senza una necessità gestionale dimostrata, ma per una pura scelta di indirizzo. Questo trasforma la sentenza in un’arma a doppio taglio: se da un lato salva la forma, dall'altro fornisce una base fattuale per valutare se quella sequenza di atti, pur formalmente corretti, abbia costituito una strategia di emarginazione e mobbing culminata nel licenziamento.

Pubblichiamo di seguito la nota diffusa agli organi di stampa dell’ex Direttore Generale.

Sentenza TAR: non una sconfitta, ma una certificazione ufficiale dello smantellamento del ruolo di Fauci.

La sentenza del TAR Sicilia sul caso FuniErice non può essere letta come una semplice “vittoria” dei soci pubblici, né tantomeno come una smentita delle ragioni di Germano Fauci. Al contrario, il provvedimento del Tribunale amministrativo contiene una serie di affermazioni che rafforzano in modo decisivo la posizione di Fauci, soprattutto alla luce del licenziamento e del giudizio pendente davanti al giudice del lavoro.

Il TAR, infatti, certifica fatti che non sono più contestabili.

Il Tribunale riconosce in modo espresso che le delibere adottate dai soci hanno avuto effetti diretti, concreti e lesivi sulla posizione di Fauci, precisando che la sua figura è stata prima ridimensionata e poi integralmente soppressa.

Non si tratta dunque di una riorganizzazione astratta o impersonale, ma di una scelta che ha inciso puntualmente su una persona, su un ruolo e su specifiche prerogative professionali.

Questa affermazione del TAR ha un valore enorme: è un giudice terzo che conferma che lo smantellamento del ruolo di Direttore generale è un fatto oggettivo, non una percezione soggettiva o una lettura polemica.

Ancora più rilevante è ciò che il TAR non dice.

Il Tribunale non contesta in alcun modo i risultati positivi ottenuti da Funierice negli anni in cui Fauci ha operato come Direttore generale. La sentenza non afferma che il precedente modello fosse inefficiente o fallimentare; si limita a dire che, dal punto di vista amministrativo, gli enti soci avevano la facoltà di cambiarlo.

In altre parole, la sentenza chiarisce che non esisteva alcuna necessità tecnica o gestionale di smantellare quel modello.

La scelta è stata esclusivamente politico-organizzativa, e la sua efficacia – lo dice il TAR – potrà essere valutata solo in futuro. Questo significa che è stato cancellato un assetto che funzionava, senza alcuna prova che quello nuovo sia migliore.

Il TAR arriva persino ad ammonire gli enti soci, ricordando che lo statuto societario non può essere modificato ad nutum, senza adeguate verifiche sugli effetti prodotti. È un passaggio che suona come un vero e proprio monito istituzionale contro un uso disinvolto e ripetuto delle riforme organizzative.

Tutti questi elementi assumono un peso ancora maggiore se letti insieme a ciò che è accaduto dopo:il licenziamento del dott. Fauci.La sentenza del TAR, pur non entrando nel merito del rapporto di lavoro, fornisce una base fattuale solidissima per il giudizio pendente davanti al giudice del lavoro.

Nel diritto del lavoro, è principio pacifico che una sequenza di atti anche formalmente legittimi può integrare una condotta mobbizzante se finalizzata all’emarginazione del lavoratore.

E la sentenza del TAR, lungi dal indebolire questa tesi, la rafforza: i fatti sono ormai accertati e certificati. Per questo motivo, ogni tentativo di presentare la decisione del TAR come una “assoluzione piena” dei soci appare fuorviante. La sentenza non chiude la vicenda, ma anzi ne illumina gli aspetti più critici, confermando che lo smantellamento del ruolo di Fauci è avvenuto per scelta consapevole degli enti proprietari. La vera questione oggi non è se quelle delibere fossero formalmente legittime, ma se l’uso di quelle scelte abbia prodotto una strategia di progressiva estromissione, culminata nel licenziamento.

Ed è su questo terreno – quello della tutela della dignità professionale e dei diritti del lavoratore – che la vicenda deve ancora essere giudicata.

Germano Fauci