​Ciak nel Trapanese: 6 madri di persone con disabilità si raccontano nel corto “Madres”

Redazione Prima Pagina Trapani

I pontili in pietra di Marausa, nel comune di Misiliscemi, ma anche il teatro del Carmine a Salemi, il tempio di Hera a Selinunte, il santuario di Demetra Malophoros alla Gaggera e il quartiere Casbah di Mazara del Vallo, sono alcuni dei luoghi iconici della provincia di Trapani che hanno fatto da set al cortometraggio “Madres” diretto da Giacomo Bonagiuso, incentrato sulla quotidianità di sei madri e una sorella di persone con disabilità.

Le riprese, concluse ieri, 24 giugno, comprendono anche scene girate nell’area attrezzata Diga Delia e presso il Cretto di Burri, a Gibellina, a simboleggiare l’isolamento che spesso accompagna il dolore ma anche la capacità di trasformarlo in bellezza, mentre il santuario di Selinunte dedicato a Demetra è simbolo di maternità e fertilità, e i pontili in pietra nel mare di Marausa rievocano “il fluire della vita, tra equilibri e la ricerca incessante di nuove possibilità”.

L’opera, realizzata grazie al patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Trapani, adesso è in fase di lavorazione e dovrebbe uscire il prossimo settembre in occasione di alcuni festival nazionali, amplificando il racconto della maternità di figli disabili.

Le protagoniste del corto, preparate dal regista attraverso un laboratorio teatrale dedicato, senza filtri raccontano il loro vissuto e la loro quotidianità trs ferite e dubbi, sfide e conquiste, fatica e amore silenzioso.

“Smettere di essere invisibili agli occhi della società è il loro più grande desiderio. Non per ottenere compassione, ma per far conoscere una realtà senza retorica, in cui l'obiettivo dell'inclusione sociale e l'attuazione piena dei diritti devono fare i conti con barriere culturali e strutturali, cavilli burocratici e la fragilità del sistema di sostegno”.

Ma non si tratta di una mera denuncia sociale. “Il corto è stato sviluppato non solo in chiave sociale, ma anche in chiave artistica, in modo da non far leva sul tema della disabilità come stigma o come ‘problema’ ma sulla narrazione di momenti chiave che possano, in chiave allegorica, metaforica, o provocatoria, interrogare e richiamare tutti ad una responsabilità condivisa che non transiti però dal pietismo”. Così si passa dalla gravidanza al parto, dalle difficoltà quotidiane alla solitudine, dalla vita comune alle sfide epocali, dal mondo sanitario locale a quello nazionale, dai viaggi della speranza alle risposte ricevute a muso duro, dalla vita associativa e relazionale all’angoscia del “dopo di noi”; tutto narrato “in luoghi di bellezza e meraviglia – racconta il regista Giacomo Bonagiuso – perché, a dispetto dei loro vissuti di sofferenza, dubbi e fatiche, tutte le madri che ho incontrato hanno custodito uno sguardo di meraviglia nei confronti della vita.

Dietro le continue ricerche di cure e terapie, dietro le difficoltà quotidiane e le inevitabili lacerazioni che accompagnano certi percorsi, ho trovato donne capaci di riconoscere la bellezza, l'incanto e la gioia che i propri figli rappresentano”.

“Spesso la disabilità viene raccontata soltanto come un 'problema'. – conclude Bonagiuso – Lo sanno bene queste madri, che molte volte si sono sentite giudicate, quasi fossero colpevoli di aver messo al mondo qualcuno che non corrisponde alle aspettative della società. Guardate attraverso il filtro della commiserazione, che dopo poco diventa spesso distanza ed indifferenza da chi non vive certe situazioni da vicino. Attraverso questo corto ho voluto ribaltare quello sguardo, cercando di raccontare la meraviglia che continua ad esistere anche quando la vita ci mette alla prova. Nessuna persona è un problema: ogni persona può avere un problema, ma resta innanzitutto una persona. Questi figli continuano a essere la gioia dei loro genitori. Forse siamo noi, come comunità, ad essere rimasti indietro non avendolo ancora compreso”.