​Carcere “Pietro Cerulli”. Garante del Comune di Erice avvia colloqui con detenuti e annota prime criticità

Redazione Prima Pagina Trapani

La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Erice, Francesca Di Caro, ha effettuato una visita istituzionale nella casa circondariale “Pietro Cerulli”, accolta dalla direttrice della struttura, Margherita Gennai, dal personale amministrativo, educativo-trattamentale e di Polizia Penitenziaria.

“La visita, svolta in clima di assoluta collaborazione, ha segnato l’inizio ufficiale dell'attività di ascolto della Garante all'interno dell'istituto”, comunica la stessa avvocata Di Caro, anticipando che “i colloqui con la popolazione detenuta avverranno a cadenza mensile, l’ultimo venerdì di ogni mese, ferma restando la piena disponibilità a intervenire tempestivamente per qualsiasi emergenza”.

Al termine del sopralluogo e dei primi colloqui, la Garante ha tracciato “un quadro dettagliato della situazione, evidenziando luci e ombre della realtà carceraria”.

Di seguito, l’analisi riportata integralmente.

Sovraffollamento: l'istituto registra un tasso di presenze in linea con la complessa media delle carceri italiane.

Infrastrutture: coesistono aree recentemente ristrutturate e sezioni che necessitano di urgenti interventi edilizi. Alcuni detenuti hanno segnalato carenze manutentive all'interno delle celle.

Salute: si riscontrano liste d'attesa critiche e prolungate per l'accesso a visite mediche specialistiche, con particolare riferimento alle cure oculistiche.

Attività estive: con la sospensione stagionale dei corsi scolastici e professionali, si prospetta una fisiologica carenza di attività trattamentali. La Garante lancia un appello al terzo settore e alle associazioni di volontariato locali per supportare la struttura nei mesi estivi.

Burocrazia: diversi detenuti, originari di vari Comuni dell'isola, possiedono documenti d'identità scaduti e/o cartacei. Il passaggio nazionale alla Carta d’Identità Elettronica (CIE) rende difficoltosi i rinnovi, limitando di fatto i diritti civili dei ristretti”.

“La realtà del 'Pietro Cerulli' è complessa e sfaccettata – dichiara Francesca Di Caro – È fondamentale ricordare alla cittadinanza e alle istituzioni che parlare di diritti dei detenuti significa parlare di diritti umani. Questi temi devono abitare stabilmente il dibattito politico di uno Stato democratico. Non possiamo ridurli a un interesse passeggero, vivo solo quando viene pubblicato il rapporto annuale dell'Associazione Antigone, a cui va il mio profondo ringraziamento per l'infaticabile lavoro di monitoraggio”.

La Garante, in conclusione, ribadisce il proprio impegno a fare da ponte tra il carcere e la società civile, “affinché la pena conservi sempre la sua funzione rieducativa e dignitosa”.