Carcere di Trapani. Olio bollente contro un poliziotto, insorgono i sindacati
Colpito con olio bollente da un giovane detenuto che stava per essere trasferito in isolamento. È questa l’aggressione subita da un ispettore di Polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Trapani, denunciata ieri dal Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria). Secondo la nota sindacale, mentre si trovava nel reparto Mediterraneo per trasferire il detenuto con altri colleghi, l’ispettore è stato ferito con olio bollente e ha riportato ustioni alla testa, poi medicate al Pronto soccorso del Sant’Antonio Abate e giudicate guaribili in quindici giorni.
Il Sappe torna a chiedere interventi per rafforzare le condizioni di sicurezza del personale in servizio nelle carceri. “L’olio bollente non è una semplice forma di protesta: è un’aggressione potenzialmente devastante, capace di provocare ustioni e conseguenze fisiche anche molto gravi. – sottolinea il dirigente sindacale di Trapani, Gaspare D’Aguanno – Oggi contiamo 15 giorni di prognosi, ma poteva andare molto peggio”. “Quello che è accaduto a Trapani è di una gravità assoluta. – rimarca Donato Capece, segretario generale del SAPPE –Non possiamo continuare a considerare episodi come questo quasi fossero una normale conseguenza del lavoro penitenziario”.
Per Capece è necessario dotare il personale di dispositivi di protezione individuale e strumenti di autotutela adeguati, accompagnandoli con formazione specifica e protocolli operativi per affrontare le situazioni di maggiore pericolo. Da qui, la richiesta da parte del Sappe di un intervento del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per rafforzare la sicurezza nelle carceri e mettere a disposizione degli agenti strumenti adeguati per gestire aggressioni ed emergenze.
La Uil Fp Polizia penitenziaria, intervenuta oggi con un documento di Gioacchino Veneziano dell'Esecutivo nazionale, “proclama lo stato di agitazione regionale” in considerazione del “gravissimo avvenimento al carcere di Trapani”.
“Ci poteva scappare il morto. – scrive Veneziano – Chi ha la responsabilità politica dovrebbe prendere atto del fallimento e dimettersi. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti all'ex sottopsegretario Delmastro e il 21 luglio al Vice Capo Parisi, – continua il sindacalista della Uil di settore – che la Sicilia e sopratutto il Pietro Cerulli di Trapani paga il prezzo di una dotazione organica dopata dalla costruzione del nuovo padiglione di 250 posti detentivi senza avere un briciolo di aumento dell'organico di Polizia, anzi ulteriori 25 poliziotti sono impegnati in servizi di scorta ad autorità ma risultano nella forza operativa, che determinano minori assegnazioni rispetto le reali esigenze”.