Carcere di Trapani, inchiesta sulle presunte violenze: concluse le indagini per 31 agenti
La Procura di Trapani ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a 31 appartenenti alla Polizia penitenziaria coinvolti nell'inchiesta sulle presunte violenze ai detenuti all'interno del carcere Pietro Cerulli. Il provvedimento, datato 10 settembre 2026 e notificato il 19 ottobre, segna un nuovo passaggio nell'indagine relativa a quanto sarebbe accaduto nella sezione Blu, il reparto di isolamento dell'istituto penitenziario trapanese.
La principale novità riguarda l'esclusione del reato di tortura, che aveva caratterizzato l'impostazione iniziale dell'inchiesta e portato all'applicazione delle misure cautelari nei confronti di alcuni agenti. Restano, a vario titolo, le contestazioni di abuso di autorità contro arrestati o detenuti, falso ideologico e calunnia, oltre alle ipotesi di concorso nelle condotte contestate.
Le indagini erano partite nel settembre 2021, dopo la denuncia presentata da un detenuto. Gli accertamenti successivi, condotti dagli investigatori del Nucleo investigativo della Polizia penitenziaria, avevano portato all'installazione di telecamere nascoste nella sezione Blu, consentendo di documentare diversi episodi verificatisi tra il 2022 e il 2023.
Secondo la ricostruzione accusatoria, all'interno del reparto si sarebbero verificati episodi di uso illegittimo della forza nei confronti dei detenuti, con presunte percosse, denudamenti e lanci di liquidi nelle celle. In alcuni casi, secondo quanto contestato, altri operatori avrebbero assistito senza intervenire. Sotto la lente degli inquirenti anche alcune relazioni di servizio che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero ricostruito gli interventi in modo non corrispondente a quanto documentato dalle registrazioni.
Tra le contestazioni figurerebbe inoltre, nei confronti di quattro agenti, l'ipotesi di concorso nel mantenimento di un regime di vita vessatorio all'interno della sezione di isolamento.
Il ridimensionamento del quadro accusatorio è arrivato dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Palermo, che aveva accolto i ricorsi presentati dalle difese, escludendo la configurabilità del reato di tortura e annullando le misure cautelari. In una prima fase dell'inchiesta, undici agenti erano stati posti agli arresti domiciliari, mentre altri quattordici erano stati sospesi dal servizio.
La decisione del Riesame ha determinato una revisione dell'impostazione accusatoria, con l'esclusione della contestazione di tortura e la permanenza delle altre ipotesi di reato. L'avviso di conclusione delle indagini preliminari formalizza ora il quadro delle contestazioni nei confronti dei 31 indagati.
La notifica dell'avviso non equivale a una richiesta di rinvio a giudizio né costituisce un accertamento di responsabilità. Gli indagati potranno esercitare le proprie facoltà difensive, presentando memorie, depositando documenti e chiedendo di essere interrogati.
Al termine di questa fase, la Procura valuterà come procedere, decidendo se chiedere il rinvio a giudizio o assumere altre determinazioni previste dalla legge. Saranno gli eventuali successivi passaggi giudiziari a stabilire se le condotte contestate possano essere sostenute in sede processuale e quali responsabilità, se accertate, siano attribuibili ai singoli indagati.
Tutti gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale condanna definitiva.